AI Overviews di Google: la nuova era della ricerca è iniziata (anche in Italia) [GUIDA ]

Negli ultimi mesi, abbiamo osservato con attenzione e rigore tecnico l’evolversi della Search Generative Experience di Google nelle SERP statunitensi e internazionali. Ora, ci troviamo davanti a una svolta epocale: gli AI Overviews sono arrivati anche in Italia, portando con sé un cambio di paradigma che riguarda tutti coloro che operano nel mondo della ricerca, dell’informazione online e del digital marketing.

Google non è più solo un motore che restituisce risultati: è diventato anche un redattore, un riepilogatore, un intermediario della conoscenza. Questo nuovo assetto incide profondamente sulla composizione delle SERP, sulla visibilità organica dei contenuti e sulle strategie di ottimizzazione.

La nostra agenzia, da sempre verticale sul mondo Google, segue l’evoluzione degli AI Overviews fin dalle prime sperimentazioni su scala internazionale.

Con l’arrivo in Italia, vogliamo offrire una prima guida completa e strutturata per comprendere cosa cambia, come adeguarsi e come cogliere le opportunità.

AI Overviews: cos’è e cosa cambia davvero

La comparsa degli AI Overviews nelle SERP italiane rappresenta un passaggio cruciale. Non si tratta di una semplice funzionalità aggiuntiva, ma di una trasformazione strutturale del modo in cui Google interpreta, sintetizza e restituisce le informazioni.

Il motore di ricerca si evolve in un sistema conversazionale e generativo, capace di rispondere in linguaggio naturale aggregando input multipli da fonti autorevoli.

Come spiegato nella documentazione di supporto ufficiale, l’AI Overview si attiva solo su determinati tipi di search intent query: informative, complesse o comparative.

L’utente riceve una risposta generata che sintetizza informazioni provenienti da più fonti, spesso accompagnata da link a siti che Google considera rilevanti.

Esempi AI overviewsPer le aziende, questo significa confrontarsi con nuove dinamiche di visibilità: in pieno paradigma Pixel Ranking, l’essere “menzionati” in una risposta AI conta quanto – se non di più – dell’essere in prima posizione.

Ma il meccanismo di selezione non è più legato solo al classico ranking: entrano in gioco fattori legati alla semantica, alla coerenza narrativa, alla struttura informativa e all’autorevolezza complessiva del contenuto.

Come funzionano gli AI Overview e quando si attivano

Gli AI Overview si attivano quando Google rileva che una query potrebbe beneficiare di una risposta esplicativa, sintetica e multidimensionale.

Il sistema attinge da documenti rilevanti, li analizza, li riassume e li riformula in forma generativa. I modelli linguistici utilizzati – basati su MUM e altre architetture avanzate – non restituiscono un passaggio testuale copiato, ma una parafrasi probabilistica costruita a partire da pattern linguistici e segnali semantici.

Google dichiara che le fonti selezionate per alimentare gli AI Overview sono scelte in base a criteri di pertinenza, affidabilità e utilità.

L’obiettivo non è “premiare” una singola fonte, ma offrire all’utente una panoramica utile. Questo rende fondamentale non solo il posizionamento SEO classico, ma anche l’ottimizzazione semantica e il contesto in cui un’informazione viene presentata.

Come prepararsi: consigli operativi per farsi leggere (e usare) dall’AI di Google

Strutturare i contenuti in modo chiaro e orientato alla risposta → Ogni paragrafo deve rispondere a una domanda implicita. Utilizzare titoli descrittivi, segmenti tematici chiari, paragrafi brevi. Non scrivere per prendere query-obiettivo, ma per chiarire, approfondire, risolvere.

Utilizzare il markup strutturato (schema.org) → FAQ, HowTo, Review, Article, Person e Product sono essenziali per comunicare con l’algoritmo. L’uso corretto e validato tramite strumenti come il Rich Results Test è cruciale per segnalare contenuti informativi rilevanti.

Coltivare E-E-A-T → L’esperienza (Experience), l’autorevolezza (Authoritativeness), l’affidabilità (Trust) e l’expertise devono essere visibili e dichiarati. Inserire referenze, firme editoriali, profili degli autori, link a fonti istituzionali, badge di certificazioni.

Espandere il contesto semantico → Collegare contenuti tra loro, creare cluster informativi, usare link interni coerenti. Un contenuto vive meglio se è parte di una rete editoriale che amplia la rilevanza e la copertura dell’argomento.

Analizzare la morfologia delle SERP → Prima di produrre contenuti, osservare cosa Google mostra già per una query. L’AI Overview è attivo? In quale posizione? Che tipo di fonti vengono selezionate? È su queste evidenze che va costruita la strategia.

Spunti editoriali utili per eCommerce nell’era degli AI Overview

Nel contesto degli AI Overviews, un eCommerce non può più permettersi di pubblicare schede prodotto minimali o contenuti generici su categorie, brand e guide dei propri corporate blog. Serve un cambio di passo che porti i contenuti a essere realmente utili, approfonditi, capaci di ispirare fiducia e rispondere con precisione ai bisogni informativi degli utenti.

Immagina un utente che cerca “come scegliere un materasso per il mal di schiena” o “quale friggitrice ad aria consuma meno”: l’intento non è solo transazionale, ma informativo e comparativo.

In questo scenario, Google potrebbe attivare un AI Overview che sintetizza diverse fonti autorevoli. Se il tuo contenuto riesce a rispondere in maniera esaustiva a quella domanda – con dati, analisi, motivazioni, suggerimenti concreti – hai una chance concreta di essere incluso tra le fonti di riferimento.

Per riuscirci, occorre fondere approccio editoriale e strategia SEO: schede prodotto che non si limitano alle specifiche tecniche, ma raccontano anche il “perché scegliere quel prodotto”; pagine categoria che guidano nella scelta, mettono a confronto modelli, analizzano pro e contro e suggeriscono alternative. L’aggiunta di contenuti video, testimonianze, elementi di confronto tabellare, riferimenti a fonti ufficiali o normative di settore sono tutti fattori che aumentano la rilevanza semantica e la credibilità del contenuto.

La qualità editoriale, l’esperienza utente e la profondità semantica diventano, oggi più che mai, i tre pilastri fondamentali per competere davvero nel nuovo scenario AI-driven.

Spunti pratici per moda, alimentare, arredamento, noleggio a lungo termine

Nel settore moda, un eCommerce che propone abbigliamento e accessori ha oggi la possibilità di affermarsi come punto di riferimento non solo per lo shopping, ma per la consulenza e l’orientamento stilistico. In un contesto dominato da query come “come abbinare una camicia bianca in estate” o “qual è il miglior cappotto uomo per l’autunno 2024”, l’AI Overview tende a privilegiare contenuti che vanno oltre il prodotto, offrendo spiegazioni, ispirazioni, motivazioni d’acquisto.

Un contenuto ben strutturato potrebbe presentare la guida alla scelta di un blazer non solo in base alla taglia, ma anche alla morfologia corporea, all’occasione d’uso e alla stagione. L’aggiunta di sezioni con suggerimenti di look, differenze tra tagli italiani e internazionali, interviste a stylist o designer interni contribuisce a rafforzare l’autorevolezza e la densità semantica del contenuto.

Nel comparto alimentare, specie quando si parla di prodotti tipici, tradizionali o DOP, è fondamentale valorizzare il contesto culturale e territoriale. Un eCommerce che vende colatura di alici di Cetara, ad esempio, può ampliare la pagina prodotto con una sezione che racconti la storia del prodotto, la tecnica di maturazione, le ricette locali in cui è utilizzata, il legame con il territorio campano.

Le AI Overview premiano contenuti che sanno raccontare il “perché” e il “come” oltre al “cosa”. Aggiungere la voce del produttore, un video di preparazione, collegamenti con altri ingredienti tradizionali o con eventi enogastronomici locali costruisce una rete semantica che migliora la leggibilità algoritmica e l’esperienza utente.

Per quanto riguarda l’arredamento, il focus si sposta spesso sull’orientamento all’acquisto e sulla risoluzione di dubbi tipici degli utenti. Chi cerca “divano ad angolo per spazi piccoli” o “differenze tra materasso memory e lattice” non vuole semplicemente una vetrina di prodotti, ma desidera una guida che lo accompagni nella scelta.

Una buona pagina dovrebbe partire dalle esigenze reali (spazio, budget, stile abitativo), analizzare pro e contro dei materiali, mostrare infografiche comparative, presentare case study fotografici e includere contenuti di tipo HowTo (es. “come misurare correttamente il tuo soggiorno prima dell’acquisto”). È proprio questa capacità di tradurre la vendita in consulenza personalizzata che può fare la differenza.

Nel mondo del noleggio auto a lungo termine, le query informative sono già numerose e sempre più targettizzate: “noleggio a lungo termine o leasing per partita IVA?”, “quali auto elettriche conviene noleggiare nel 2024?”, “vantaggi fiscali NLT rispetto all’acquisto”.

Qui, l’AI Overview favorisce contenuti che sappiano confrontare scenari, integrare numeri, spiegare normative, rispondere a casi d’uso specifici. Un contenuto ben realizzato dovrebbe combinare comparazioni tabellari tra modelli e formule, simulazioni di costo mensile su base chilometrica, infografiche su incentivi disponibili, testimonianze di clienti business e link a fonti ufficiali (Agenzia delle Entrate, portali automotive ecc.).

AI Overviews e brand awareness: un’opportunità nuova per farsi riconoscere e ricordare

All’interno del nuovo assetto delle SERP, la possibilità per un brand di essere citato o richiamato direttamente all’interno di un AI Overview rappresenta molto più di un’occasione di traffico: è un potente strumento di esposizione, di legittimazione e di costruzione della fiducia.

Quando un utente legge una risposta generata da Google e vi trova menzionato il nome di un’azienda, una piattaforma o un professionista come fonte utile, competente e pertinente, ciò contribuisce a fissare quel nome nella memoria in una posizione privilegiata: quella della risposta “giusta”.

Si tratta, in altri termini, di un nuovo spazio per costruire brand awareness. La comparsa in un AI Overview, pur senza click garantiti, genera una forma di presenza passiva ma estremamente qualificata. È un’affermazione indiretta di autorevolezza che Google conferisce selezionando solo determinate fonti, su cui l’utente proietta in modo naturale un riflesso di fiducia.

Esempio di AI e Brand

Questo meccanismo assume ancora più valore se si considera la difficoltà crescente nel ritagliarsi uno spazio riconoscibile in SERP sempre più affollate, interattive e verticalizzate. Gli AI Overviews non mostrano tutte le fonti, ma solo quelle giudicate rilevanti. Per questo motivo, lavorare per essere inclusi in questi spazi vuol dire anche lavorare sulla percezione del proprio marchio: essere presenti dove l’utente non sta cercando un brand, ma trova comunque il tuo nome, è una delle forme più efficaci di riconoscibilità costruita nel tempo.

In questo senso, contenuti informativi ben progettati, una presenza solida e coerente, un profilo E-E-A-T ben sviluppato e una densità semantica orientata al bisogno reale degli utenti non solo aiutano a ottenere visibilità, ma diventano un capitale di marca.

Farsi citare da Google non è solo un obiettivo SEO: è un tassello della strategia di posizionamento e branding.

Monitorare l’impatto: tracking AI e sistemi di misurazione

Uno degli aspetti più sfidanti – ma anche strategicamente rilevanti – è la misurazione dell’impatto degli AI Overviews sul traffico organico. Google, al momento, non fornisce metriche esplicite in Search Console né etichette dedicate in GA4.

Tuttavia, è possibile adottare metodi alternativi e tecniche indirette per ottenere segnali utili.

Una delle tracce principali è la presenza della stringa #:~:text= negli URL di atterraggio.

Questa struttura – introdotta da Google per gli anchor link automatici – può suggerire che l’utente è atterrato su un paragrafo specifico, magari proveniente da uno snippet AI. Come descritto da Dana DiTomaso su KP Playbook, è possibile utilizzare Google Tag Manager per rilevare questi click, creare variabili personalizzate e inviarle a GA4.

Una volta raccolti questi dati, è consigliabile costruire una dashboard evolutiva, segmentando i click per pagina, origine e tipo di evidenziazione.

Parallelamente, è possibile analizzare in Search Console le variazioni di CTR su query coperte da AI Overview, incrociando il dato con l’evoluzione della SERP e dei posizionamenti.

Perché serve una guida esperta in questa fase di cambiamento

Quello che stiamo vivendo non è un aggiornamento tecnico o un piccolo miglioramento dell’algoritmo. È un cambio di paradigma che riguarda il ruolo stesso di Google, la logica delle SERP e il rapporto tra utente e contenuto. In questo nuovo scenario, chi produce valore informativo deve pensare come un editore, strutturare come un consulente, pubblicare come una fonte autorevole.

In questo contesto, non bastano più conoscenze generiche o best practice preconfezionate. Serve esperienza concreta, studio delle evoluzioni, capacità di lettura strategica e operativa.

Noi di Trovato Agency lo facciamo da anni. Abbiamo accompagnato brand, eCommerce e PMI in trasformazioni complesse, anticipando le logiche di Google e mettendo al centro l’utilità, la sostenibilità e l’autorevolezza.

Se anche tu vuoi affrontare questo cambiamento con metodo, visione e risultati, sappi che sei nel posto giusto.

Perché non esiste futuro SEO senza una strategia costruita con intelligenza – umana, prima ancora che artificiale.

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